Magari si potrebbe immaginare di camminare nel Cilento, nel periodo delle rivolte avvenute nella prima metà dell’ottocento! Una passeggiata per AsceaMarina – Ceraso – SanBiase – CuccaroVetere.

Mi avvio e all’inizio mi lascio alle spalle il mare greco di Elea, captando schegge di mura antiche vigilate dal castello a dominio della pianura.

La macchina sale verso i poderi della Petrosa e di Metoio, in agro di Ceraso, e il mio pensiero è sempre ancorato a Parmenide, medico e filosofo, ed a Zenone, maestro di logica e sofismi.

Il fiume è una presenza amica nello zig-zagare della strada tra poderi e vigne chiuse. Queste, in particolare, sono campagne antiche con “casini” e ville rustiche, a beneficio degli “ozi” dei “signori”, con capricci di torrini e colombaie, con orti che paiono giardini nella simmetria di fagioli al palo e pomodori a siepe in rapida maturazione e che ostentano benefici umori di abbondanza d’acqua.

Ecco giunti finalmente a Santa Barbara, bella e in parte intatta nel nucleo antico a corona della chiesa omonima, narra di culti e miracoli propagati dai monaci d’Oriente.

AsceaMarina - Ceraso - SanBiase - CuccaroVetere
La foto sopra riporta un’immagine di Santa Barbara (frazione del Comune di Ceraso)

Ancora uno strappo in salita per l’antica via del sale e Ceraso ci racconta la sua storia di casale millenario con il suo carico di uomini illustri, letterati, storici e poeti e con il fervore di lodevoli iniziative, che esplodono nelle ferie agostane nella piazza-salotto e nella cripta della Chiesa di San Nicola, teatro di un premio di poesia e di una mostra del libro di radicata tradizione.

Ancora qualche chilometro e San Biase è un’oasi di pace con quella minuscola chiesa ed il possente palazzo gentilizio, già regno del Barone Antonini, storico illustre, e poi della Famiglia Ferrara, i cui membri recitarono un ruolo non secondario nelle vicende della contrada, comprese le rivolte del 1828 e del 1848.

La foto sopra riporta un’immagine di San Biase (frazione del Comune di Ceraso)

Il Palistro è un rigagnolo che traluce al sole. In aggiunta a questo scorre nel letto ciottoloso sotto ponticelli da cartolina e trascina a valle purezza d’acque fresche della vicina sorgente ai contrafforti del Gelbison che ostentano ontani e lecci lussureggianti e preannunziano faggete sterminate.

Relativamente a queste terre, qui giunsero i rivoltosi del 1828 e smorzarono gli entusiasmi raccolti, via via, a Palinuro e Centola, a Camerota e Licusati, a Bosco e a Celle, a Roccagloriosa e a Montano. Li freddò, rapida e temuta, la notizia che il Maresciallo Francesco Saverio del Carretto si era acquartierato a Vallo della Lucania con un contingente di 5.000/6.000 mila uomini e che, forte dei poteri dell’Alter Ego conferitigli dal Re Borbone, si accingeva a reprimere nel sangue la rivolta e a punire con metodi tanto spietati quanto esemplari i responsabili.

Una rapida consultazione nel Palazzo Ferrara e i capipopolo decisero di ripiegare su Cuccaro. Ma seguiamoli in questo cammino a ritroso alle falde delle montagne.

Con questa intenzione fecero il cammino a piedi, di notte, tra sentieri inaccessibili, con timore di essere scoperti.

Cuccaro Vetere ci accoglie con il suo carico di storia di monachesimo italo-greco scritta nelle chiese e nei conventi e con il nucleo del centro storico che ancora conserva la tipica struttura a fortezza medioevale. Analizzando più in particolare, le cronache antiche ci parlano di una laboriosa comunità che dai lavori dei campi e dai prodotti della montagna traeva i mezzi di sostentamento e che in una rinomata fiera esponeva e vendeva il meglio dei frutti della terra e della estrosa manualità degli artigiani (famosissimi i coltelli).

La foto sopra riporta un’immagine di Cuccaro Vetere

Qui giunsero i rivoltosi e si riunirono, pare, nel convento, i cui resti testimoniano ancora di antichi fasti. Accerchiati ed avviliti decisero di sciogliersi.

Solo in pochi, al comando dei Copozzoli, dei Galotti, del Caterina, del Rossi e del Ciardella, resistettero e, dopo vari scontri con i gendarmi, puntarono verso l’inaccessibile gola della montagna di Novi, per, poi, dopo alterne e fortunose vicende, riparare clandestinamente all’estero.

La ricolta esplosa con entusiasmo nello splendore del sole di una mattina di giugno a Palinuro aveva il suo epilogo, pochi giorni dopo, nelle gole dei monti del Cilento intero.

AsceaMarina – Ceraso – SanBiase – CuccaroVetere sono borghi e luoghi particolari del Cilento, ricchi di storia e tradizioni … meritano di essere visitati.

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