La Cicerata Cilentana: Il Dolce Natalizio antenato degli Struffoli

Quando si pensa ai dolci natalizi della tradizione campana, il primo pensiero corre inevitabilmente agli struffoli napoletani: quelle deliziose chicche di pasta fritta ricoperte di miele e confettini colorati. Eppure, risalendo i sentieri della memoria storica e addentrandosi nelle comunità rurali del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si scopre un tesoro gastronomico ancora più antico, che degli struffoli è il vero e proprio antenato: la Cicerata Cilentana.

Questo dolce, strettamente legato ai rituali domestici del solstizio d’inverno e delle festività natalizie, incarna l’essenza della cucina povera cilentana, dove la scarsità degli ingredienti veniva compensata dalla maestria manuale e dalla ricchezza dei prodotti della terra.

1. Le Origini Storiche: Dal Mondo Magno-Greco al Cilento

Per capire la nascita della Cicerata dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di oltre duemila anni. Il nome stesso svela la sua radice: “cicerata” deriva da cice, ovvero ceci nel dialetto locale. Il dolce, infatti, si presenta come una composizione di piccolissime palline di pasta fritta che, per dimensione e forma, ricordano proprio un cumulo di ceci.

L’uso di friggere piccoli pezzi di pasta e廣immergerli nel miele caldo risale all’epoca magno-greca e romana (basti pensare al glabel romano o ai dolci rituali greci a base di farina e miele). Mentre a Napoli questa preparazione si è evoluta nel tempo barocco e cortigiano, arricchendosi di canditi costosi e confettini di zucchero (i diavolilli), nelle aree interne del Cilento la ricetta è rimasta cristallizzata nella sua formula originaria, più rustica, fiera e profondamente legata alla terra.

2. Gli Ingredienti della Tradizione Cilentana

La forza della Cicerata Cilentana risiede nella purezza delle sue materie prime. A differenza degli struffoli moderni, non prevede l’uso di burro o liquori commerciali nell’impasto, sostituiti da ciò che la dispensa contadina offriva:

  • Farina di grano tenero locale: Spesso derivata da grani antichi macinati a pietra.
  • Uova fresche: Raccolte nei pollai domestici.
  • Olio Extravergine d’Oliva DOP Cilento: Utilizzato sia nell’impasto (per dare elasticità) sia per la frittura. Tradizionalmente, infatti, non si usava lo strutto o l’olio di semi.
  • Miele del Cilento (Castagno o Millefiori scuro): Il vero collante e dolcificante del piatto, preferito per il suo retrogusto intenso e aromatico.
  • Scorze di agrumi (Arancia, Mandarino e Limone): Per profumare l’impasto e l’olio di frittura.
  • Mandorle o Nocciole Cilentane tostate: Tritate grossolanamente, inserite per dare una nota croccante in sostituzione dei canditi.

3. La Ricetta Autentica: Il Rituale della Preparazione

Preparare la Cicerata non è mai stato un atto solitario, ma un laboratorio domestico che riuniva intere generazioni di donne nei giorni che precedevano la Vigilia di Natale.

Procedimento:

  1. L’impasto: Su una spianatoia di legno si disposta la farina a fontana. Al centro si rompono le uova e si aggiungono un filo di olio EVO, un pizzico di sale e la scorza grattugiata degli agrumi. Si lavora la massa fino a ottenere un panetto liscio e compatto.
  2. L’intreccio: Dal panetto si staccano piccoli pezzi, stesi con i palmi delle mani per formare dei cordoncini sottilissimi (molto più stretti di quelli degli struffoli). Con un coltello affilato si tagliano dei pezzettini microscopici, grandi appunto come chicchi di cece.
  3. La frittura: Le palline di pasta vengono fritte poche alla volta in abbondante olio extravergine d’oliva bollente, insieme a qualche scorsa di mandarino per aromatizzare l’olio. Devono risultare dorate e leggermente croccanti, non scure. Una volta pronte, si scolano su carta assorbente.
  4. La “mielatura” e la forma: In una pentola capiente si fa scaldare il miele cilentano fino a renderlo liquido e leggermente schiumoso. Si versa la pasta fritta e metà delle mandorle (o nocciole) tostate e tritate. Si mescola delicatamente a fuoco spento affinché ogni chicco sia avvolto dal miele.
  5. La composizione: Il composto ancora caldo viene versato su un piatto da portata. Con le mani bagnate d’acqua fredda (per evitare scottature), si modella la Cicerata dandole la tradizionale forma a cupola o a ciambella. Si decora la superficie con le restanti mandorle tritate e, per chi lo desidera, un pizzico di cannella.

4. Profilo Sensoriale e Differenze con lo Struffolo Napoletano

Al palato, la Cicerata Cilentana si distingue nettamente dal cugino napoletano:

  • La consistenza: Avendo dimensioni minori, la Cicerata risulta più compatta e piacevolmente scrocchiante, amplificata dalla presenza della frutta secca all’interno della struttura.
  • Il sapore: L’uso del miele artigianale locale (magari con una nota leggermente amara di castagno) unito all’aroma dell’olio d’oliva e degli agrumi freschi conferisce al dolce un profilo aromatico boschivo e balsamico, lontano dalla dolcezza zuccherina e lineare dello struffolo classico.

Conclusione: Un Patrimonio di Biodiversità Culturale

La Cicerata Cilentana è lo specchio di un territorio che ha fatto della resistenza culturale la sua più grande virtù gastronomica. Assaporarla durante le feste natalizie non è solo una concessione ai piaceri della gola, ma un viaggio antropologico a ritroso nel tempo, un modo per riscoprire la vera Dieta Mediterranea nella sua declinazione festiva e ancestrale.

Ecco l’immagine in evidenza per l’articolo, che cattura l’atmosfera rustica e autentica della preparazione della Cicerata in una tipica cucina cilentana.

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