Il territorio di Cuccaro Vetere

Vediamo le principali cose da sapere sul territorio di Cuccaro Vetere, dove regna la natura incontaminata. Tra macchia mediterranea, boschi e aree a verde.

La proprietà Comunale ha una superficie complessiva di circa 650 ettari. La produttività appare non molto soddisfacente a causa di una lunga ed eccessiva pressione antropica avutasi nei decenni precedenti. Tale azione è confermata anche da diversi tipi di coltura. E questa si è attenuata negli ultimi tempi lasciando parte del territorio all’abbandono, specialmente nelle zone di più difficile accesso.

Tuttavia in prossimità del centro abitato e nei pressi delle abitazioni periferiche, l’agricoltura è ancora molto attiva. Sebbene attuata con sistemi primitivi. In quanto viene considerata fonte di reddito integrativo dalle famiglie che si limitano a produrre quantità necessarie al proprio fabbisogno.

Il territorio di Cuccaro Vetere. Per quel che riguarda il pascolo, anch’esso è stato attuato e continua ad essere esercitato in modo pressoché irrazionale. Cioè senza limiti di carico e di durata. La zona è stata oggetto di alcuni rimboschimenti. Ma senza un vero e proprio programma generale di intervento. Anche la raccolta dei prodotti secondari quali funghi, fragole, legna secca non è adeguatamente disciplinata.

Pertanto si può affermare che il Comune di Cuccaro Vetere orograficamente presenta una pronunciata complessità. E questa situazione è dovuta al notevole sviluppo altimetrico. Ma anche alla variabilità delle esposizioni e delle inclinazioni su piccole superfici. Ciò crea una grande variabilità del microclima con conseguente attitudine del territorio a scopi diversi.

Per quanto detto il territorio del Comune di Cuccaro Vetere risulta classificato montano. Inoltre fa parte della Comunità Montana del Lambro e del Mingardo, la quale ha sede nel vicino Comune di Futani. Esso confina a nord-est con il Comune di Novi Velia. Poi nord-ovest ed ovest con il Comune di Ceraso. Infine ad est ed a sud con il Comune di Futani. I confini non sono contestati e sono individuati da termini lapidei di diverse dimensioni. Sui quali sono incisi delle croci che ne indicano la direzione. Essi sono posti su dei crinali in modo da facilitarne la veduta tra un termine e l’altro.

Il territorio di Cuccaro Vetere è contraddistinto dalle seguenti colture.
Incolto sterile 00.14.06
Incolto produttivo 41.12.81
Pascolo 168.99.25
Poi Pascolo cespugliato 06.86.66
Pascolo arborato 34.40.82
Bosco ceduo 280.91.05
Bosco alto fusto 52.72.40
Querceto 12.08.45
Castagneto da frutto 14.65.41
Seminativi 19.67.47
Altre 00.86.22
Terreni occupati 21.18.27

Il rapporto tra pascoli e boschi ha subito negli ultimi decenni una serie di variazioni di segno diverso. Ad una progressiva riduzione delle aree boscate, ha fatto seguito nei periodi più recenti un’inversione di tendenza. Esse manifestatasi con il ricoprimento di numerose superfici, prima degradate o nude, da parte della vegetazione forestale.

Tuttavia va notato che la faggeta che popola le pendici della montagna è insediata su terreni ecologicamente idonei. E che non potrebbero ospitare una coltura diversa e più remunerativa di quella in atto per la loro accidentata struttura fisica. La rimanente superficie, invece, è stata sensibilmente modificata ed allontanata dalle colture che le sarebbero più congeniali, a causa dell’intervento umano.

Vediamo qualche altro aspetto in merito al territorio di Cuccaro Vetere.

La vegetazione arborea è caratterizzata da un’evidente stratificazione in due fasce separate in corrispondenza del limite fitoclimatico inferiore del Fagetum. La fascia inferiore è interessata da un’alternanza di pascoli arborati intercalati da formazioni boschive talvolta di recente formazione. Delle quali la specie arborea che si afferma con maggior vigore è l’ontano napoletano.

Nella parte più bassa del territorio comunale è presente il bosco misto degradato rappresentato soprattutto dal ceduo di castagno, cerro, leccio, orniello. E anche da altre specie minori.

La parte di tale bosco classificata come bosco degradato potrebbe meglio definirsi, tranne che per pochissime e limitate superfici, come pascolo arborato. In cui la vegetazione arborea è rappresentata dall’ontano napoletano nella forma ad alto fusto ed allo stato cespuglioso. In ambo i casi tuttavia, esso è abbastanza rado da permettere il dominio della felce aquilina. Che riesce a coprire totalmente il suolo ed a raggiungere altezze intorno ai due metri.

La parte superiore è invece interessata solo marginalmente dal pascolo. E sostanzialmente con pochissimi processi di degradazione è popolata dal faggio con intercalazioni da parte dell’ontano napoletano. Nel complesso la struttura dei boschi è generalmente molto irregolare in conseguenza sia della natura orografica difficile e della estrema carenza di vie di esbosco, che dei criteri adoperati in passato per il taglio.

L’immagine che nel complesso rappresenta meglio lo stato strutturale del bosco è quella di disetaneità. In genere vediamo accostate tante piccole aree abbastanza omogenee che si succedono in modo che all’interno di esse si instauri un rapporto di prevalente coetaneità. Mentre tra di esse prevale invece il rapporto di disetaneità.

Per i castagneti si può affermare che si tratta di una modesta superficie che è attualmente in gran parte occupata dai privati. Pertanto non è suscettibile di alcuna miglioria da parte del comune proprietario. Anche gli improduttivi ed i seminativi in parte occupati sono in misura irrilevante rispetto alla superficie totale. In particolare si può notare come le possibilità produttive possano potenzialmente essere notevoli. E possano essere attuate soltanto con alcune opere di miglioramento.

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