Orria e la sua storia

In questo articolo vedremo alcuni aspetti di Orria e la sua storia. Il Comune di Orria, in provincia di Salerno, è tra i più antichi dell’entroterra cilentano. Si distingue per lo stretto legame con le tradizioni contadine tipiche della zona. Ma anche per un ambito naturalistico ed ambientale di pregio.

Il nome di Orria deriverebbe dalla parola “horreum” (grano). Si narra che i monaci che fondarono la città iniziarono subito a coltivare il grano.

Orria e la sua storia. Prima del 1532 non si hanno notizie del paese di Orria. Che, in quell’anno, era popolato da una ottantina di famiglie dedite all’allevamento ed alla coltivazione dell’ulivo e dei fichi. In questo periodo era importante anche la presenza degli scalpellini, una tradizione rimasta intatta fino al secondo dopoguerra.

E aveva un ruolo importante anche la produzione di grano Che secondo quanto narra una leggenda, vide l’ira di Dio che rese incolti tutti i terreni fertili. Perché non veniva osservato il giorno di riposo festivo. E solo l’intervento di San Felice salvò la popolazione dalla fame. Il Santo fece arrivare dei commercianti arabi che portarono una enorme quantità di grano. Essi avevano accettato in pegno un anello di diamanti. Lo stesso che il popolo riconobbe come appartenente alla statua del Santo dalla quale riconobbero colui che li aveva contattati.

L’origine del Paese si fa risalire al VI secolo d. c., epoca della distruzione di Velia. L’insediamento urbano crebbe lentamente, nel corso dei secoli. Legato fin dal medioevo alla feudalità del vicino centro di Gioi. E anche dalla presenza di alcuni interessanti edifici religiosi. Quali il convento di Santa Domenica, la Chiesa parrochiale di San Felice, la cappella di Santa Maria delle Grazie.

Alla fine del XVI secolo una grave carestia colpì il Paese. E fu dimezzato anche da una epidemia di peste nel 1656 di cui non si conosce il numero dei sopravvissuti, tranne che molti si rifugiarono nella vicina Ostigliano.

La ripresa della cittadina avvenne solamente con il XVIII secolo. Quando beneficiò delle migliori condizioni economiche del territorio cilentano. Infatti fu ripresa l’attività agricola, unitamente allo sfruttamento dei suoi rigogliosi boschi.

Solo con il governo napoleonico (1806-1809) Orria divenne comune a se ed ebbe una storia autonoma. In cui l’emigrazione e i tentativi di mantenere la propria identità culturale hanno viaggiato fino ad oggi di pari passo.

Nel XIX secolo, quando il paese divenne capoluogo di Comune, la ricerca di nuovi terreni coltivabili portò al sorgere di numerosi contrasti con i territori limitrofi. A causa dell’usurpazione dei loro terreni operata dagli abitanti di Orria. Attualmente la coltivazione dei fichi sembra aver arrestato il flusso migratorio. E donato anche nuova linfa all’economia cittadina, arrestando una tendenza cominciata negli anni Sessanta. Oggi si coltivano anche castagneti e uliveti.

Orria e la sua storia. Il territorio, dal 1811 al 1860, fece parte del circondario di Gioi. E apparteneva al distretto di Vallo del regno delle Due Sicilie.

In seguito, dal 1860 al 1927 e durante il regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Gioi. Quest’ultimo apparteneva al circondario di Vallo della Lucania.

Orria e la sua storia, eccoci arrivati al giorno d’oggi! Il territorio si basa prevalentemente sull’attività agricola. Ma negli ultimi anni si è riscontrata la crescita del settore turistico. Infatti il territorio è caratterizzato da una natura incontaminata, da boschi. Ci sono diversi sentieri e zone che richiamano l’attenzione di escursionisti e visitatori.

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